Come Grillo e Casaleggio hanno trasformato Internet in Rete 4

Di Matteo Lenardon | mar 11 2013


Illustrazione di Giordano Poloni.

Ormai sono passate tre settimane dalle elezioni e tutti abbiamo avuto tempo di ragionare su quello che è successo e di nascondere su Facebook gli amici che hanno votato per il M5s. Nonostante questo fondamentale accorgimento è continuata, comunque, a passare sui giornali l’idea che il successo del movimento di Casagrillo sia avvenuto grazie “alla rete”. È diventata una scusa/ossessione talmente forte da aver superato, in certi ambienti di sinistra, addirittura il collegamento PDL-Televisioni come massimo ostacolo alla vittoria elettorale. Da Berlusconi ha le tv e i giornali, non possiamo vincere, a Grillo ha Internet, non possiamo vincere.

C’è un unico problema: è una stronzata.

E non è neanche una di quelle stronzate benevoli, tipo “non ti preoccupare, ho sentito che quel barbone che sta venendo assorbito dal marciapiede in realtà è milionario” oppure “dovremmo mettere come Ministro dell’Economia una madre con tre figli.” È malvagia. Perché non solo fornisce una facile scusa per non rinnovarsi a chi ancora una volta ha perso, ma stravolge soprattutto l’idea stessa di rete. Un luogo letteralmente nato per lo scambio orizzontale delle informazioni, riconvertito a ennesimo pulpito verticale. In sette anni di blog Grillo non ha risposto a, o riportato, un solo commento ricevuto. Non ha inoltre mai dialogato con nessun altro blogger. Ha semplicemente ricostruito virtualmente le dinamiche che ha perseguito per tutta la sua carriera con successo. Un palcoscenico di Wordpress e un pubblico di commentatori. E questo non importava a nessuno, quando il maggior danno che causava alla dignità delle persone era scoprire un suo DVD su uno scaffale di casa.

Ma ora che è il leader del primo partito in Italia? Semplicemente ha continuato con gli stessi sistemi, ignorando giornalisti invece che blogger e commentatori. E istruendo i suoi mini-me a fare altrettanto. Non importa che costruire un walled garden sia assolutamente antitetico rispetto a tutte le panzane di trasparenza e “open source” di cui si ammanta il M5s, che le uniche altre organizzazioni che hanno odiato e osteggiato giornalisti e osservatori esterni per partito preso sono state Scientology di Ron Hubbard e la Juventus di Moggi, questa, per Grillo e i suoi, è la rete. O meglio, linternet, un luogo dove puoi liberamente parlare di vaccini che causano l’autismo e l’omosessualità, rettili che governano segretamente il mondo, scie chimiche lasciate dall’aereo di tua nonna che torna a casa. E se non la pensi allo stesso modo sei probabilmente pagato da qualcuno o, peggio, ti devi svegliaaareeee!!!!!!

La vera idea che ha Grillo di internet e del giornalismo la si può ritrovare nel blog Byoblu di Claudio Messora—uno che è arrivato ai massimi livelli di “Ho compiuto studi scientifici e ho una preparazione informatica conseguita alla Statale di Milano,” come lui stesso racconta. Messora possiede quindi tutti gli strumenti culturali per googlare su linternet “pandemia” e decidere chi ha ragione sulla questione suina. O girare un documentario sul ciarlatano che crede di prevedere i terremoti, dandogli ragione. O annunciare un “grande golpe globale” del gruppo Bilderberg. Messora è uno dei pochissimi blogger “giornalisti” approvati da Grillo; è presente addirittura nella home di beppegrillo.it e riceve numerose benedizioni via Twitter. È la sua Barbara D’Urso privata. Dalle elezioni scrive anche editoriali di risposta a Bersani, e quando Il Capo lancia una tirata sugli intellettuali, si schiarisce la gola per fare il coro sul suo blog personale. Per Grillo Messora è il giornalismo, l’unica fonte affidabile da cui apprendere notizie. Per Messora il giornalismo è raccogliere fondi per intervistare il sindaco M5s di Parma, quello eletto promettendo in campagna elettorale che sarebbero passati sul mio cadavere per costruire l’inceneritore. Perchè c’è il piccolo problema che ora l’inceneritore sta procedendo normalmente, con la sua firma. Messora ha quindi chiesto ai suoi lettori 550 euro per questo scopo: “Intervistiamo Federico Pizzarotti e chiediamogli di ricostruire i fatti, perché il Paese possa giudicare, dalle sue stesse parole e senza mediazioni, se la giunta a Cinque Stelle di Parma abbia agito bene o male.” Il giornalismo è quindi lasciar parlare un politico senza mediazioni, dei monologhi infiniti in cui può dire la verità, la sua. Perché l’intervista alla Vespa, non era abbastanza. Ci vuole linternet per lasciare al Cittadino Pizzarotti la possibilità di spiegarsi da solo.

Che differenza c’è, quindi, fra linternet di Grillo e Rete 4 dei tempi d’oro? Che linternet M5s è, per fortuna, solo una gated community gestita da due miliardari che tira dentro i 31.000 paranoici che hanno alla fine votato per le “parlamentarie”.

Internet o, meglio, il web, quello a cui abbiamo accesso noi, è ancora libero. E non è anti-intellettuale o anti-scienza per sua stessa costituzione. Per tutta la campagna elettorale, o anche ora, non ci sono stati trending topic su Twitter a favore di Grillo. (Solo per gli One Direction.) Non sono apparsi video virali grillini, siti M5s che hanno fatto opinione. La pagina più condivisa è stata anzi “5 buone ragioni per non votare Grillo”, con quasi 170.000 like. I post su beppegrillo.it raggiungono al massimo i 20.000.

Grillo ha vinto utilizzando la tecnica più vecchia del mondo. Urlando più forte degli altri che gli altri sono dei ladri, a differenza di lui. Che abbasserà le tasse, che anzi ti pagherà addirittura, con un reddito di cittadinanza! E andando e sudando in ogni singola cittadina e regione d’Italia per farlo. Questa cosa non ha bisogno del web per essere realizzata, basta un fax, o un catalogo mandato a casa come fece Berlusconi nel 2008.

L’unica vera rivoluzione di Grillo è stata far credere che il suo fosse un movimento per liberarsi del “solito modo di fare politica” e dal “personalismo” quando il successo stesso del M5s è stato costruito su sagre della salsiccia mandate in streaming e le peggiori paranoie e vendette personali del Capo.


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